Il cantore Demodoco








Leggendo l'Odissea sembra che l'arte musicale sia concepita come un mestiere specializzato e non come un'attività collettiva.
Il cantore Demodoco è rappresentato cieco come se lo si volesse separare dagli altri mortali.: "E giunse anche l'araldo, guidando il diletto cantore,/ così predilesse la Musa, donandogli un bene ed un male:/ privo lo fe' degli occhi, ma il canto soave gli diede".
La cecità è data come un male che si accompagna al dono del canto affinché il cantore sia più concentrato nella sua arte, distolto dal mondo esterno.

Odissea,VIII 44-45



Diabolus in Musica







L'Intervallo musicale di tre toni interi (ad esempio: fa-si; do-fa diesis, ecc.) era chiamato dai trattatisti  medievali Diabolus in Musica in quanto dissonante benché  ricco di potere risolvente inoltre  era di difficile intonazione. Continuò ad essere vietato in sede scolastica nei secoli successivi. 
Tale intervallo è impiegato nella musica popolare.






Interpretazioni consigliate: J.S. Bach




Superata la concezione che vede in lui solo il perfezionamento sommo e la sintesi finale della tradizione musicale dal Rinascimento  al Barocco, restano ancora da chiarire problemi che concernano i rapporti della sua musica con quella dei temporanei e, soprattutto, dei musicisti posteriori, fino alle esperienze più moderne.

Interpretazioni consigliate
Cantate BWV 140 E bwv 147, Gardiner, Archiv 431 809
Concerti Brandeburghesi, Richter, Archiv 427 143.2
Motthdus-Passion BWV, Koopman, Erato 2292-458-2
Le 6 Suites per viooncello, Cals, EMI CHS 7 61027 2  (2 CD)
Il clavicembalo ben temperato BWV 846-893, Gould, CBS M3K, 42266  (3 CD)
Variazioni Goldberg, Gould, CBS MYK 44868, oppure Daler, Claves CD 50-8601
L'arte della fuga, Versione per quartetto d'archi, Borciani/Pegreffi/Poggi/Simoncini, Nuova Era 6744/45 (2 CD)

Bibliografia
A.Basso, Frau Musika, Vita e opere di J.S.Bach, EDT, Torino 1979-83 (2 voll)
   








Interpretazioni consigliate: Arcangelo Corelli






Corelli è stato l' "inventore" del concerto grosso. Altri prima di lui avevano contrapposto un piccolo gruppo di strumenti: i dodici concerti grossi(1682, op.6) erigono il principio a sistema.

Interpretazioni consigliate:
Petite Bande diretta da S.Kuijken (Deutsche Harmonia Mundi 20 305, 1976)
Corelli, Concerti Grossi op.6, Solisti italiani, Denon CO 74168/69

Bibliografia:
A,Cavicchi, Contributo alla bibliografia di Arcangelo Corelli, in "Ferrara", 1961
Studi corelliani (atti del 1° Congresso internazionale, Fusignano, 1968), a cura di A,Cavicchi, O.Mischiati e P.Petrobelli, Firenze 1972.



Mendelssohn: Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64







Mendelssohn compose questo Concerto nel 1844, non era la prima esperienza del genere in quanto aveva già scritto un Concerto per violino e orchestra di soli archi nel 1822 (aveva soli tredici anni) e un altro Concerto doppio per pianoforte e violino nel 1823. La nascita del Concerto in mi minore è legata al grande violinista Faerdinand David  (1810 - 1873) che nel 1835 Mendelssohn, direttore d'orchestra al Gewandhaus di Lipsia, aveva fatto assumere come primo violino solista in quell'orchestra, una delle prime d'Europa. Il virtuoso violinista era consapevole delle difficoltà (arpeggi, trilli, doppie corde, ecc.) della parte del violino perché Mendelssohn l'aveva associato, come consigliere tecnico, alla sua elaborazione.
.L'opera fu eseguita la prima volta il 15 marzo 1845 al Gewandhaus di Lipsia..
Nel primo tempo (Allegro molto appassionato), il compito di estendere l'atmosfera appassionata del primo tema è affidato ad un'idea di collegamento: lo sviluppo del tema principale e del motivo secondario porta ad una cadenza che si fonde nel movimento, che si conclude con una brillante variazione del motivo secondario.
Tra i tocchi delicati, è quella la nota tenuta dal fagotto solo che lega il primo tempo al secondo (Andante).
E' forse la più bella pagina della partitura, quella in cui si ritrova il Mendekssohn delle Romanze senza parole per pianoforte, appassionato con ritegno, che controlla i suoi effetti rinunciando ad ogni pathos romantico.
Con lo sviluppo dell'ultimo movimento (Allegro molto vivace) riappare la melodia iniziale la cui linea melodica è oggetto di variazioni affidate al solista durante la coda.

Paganini dedicò a David una delle sue pagine di più spericolato virtuosismo, il Moto perpetuo.